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Lucio tornò dopo un’oretta, io mi ero addormentato in macchina. Mi svegliò bussando sul vetro, stavolta mi ero chiuso dentro.

Mi sentivo meno intontito di prima, ed ero abbastanza lucido da aver capito che aveva fatto tutta quella manfrina per non farmi guidare. Così scesi dalla macchina e passai dal lato del passeggero senza dire niente. Lui salì, mise in moto e partimmo. Le luci del quadro sembravano quelle di sempre.

Durante i dieci minuti di strada nessuno di noi due parlò. Arrivati sotto casa parcheggiò davanti al mio garage, poi si girò verso di me e mi chiese se mi andava di parlare.

“Certo”, gli risposi. Ed era vero.

“Che è successo?”, mi chiese.

“Quando?”, gli chiesi io.

“Stasera, che è successo? Perché hai bevuto tutta quella roba?”

Io ci pensai un po’ su: già, perché avevo bevuto tutta quella roba? Era andato un bicchiere via l’altro. Era successo un po’ per caso, un po’ perché non volevo andarmene dal locale prima che se ne andassero loro, e un po’ per le mie porte della percezione.

“Mi andava”, gli dissi. “Sei preoccupata, mamma? Non sto diventando alcolizzato, tranquillo”.

“No, non sono preoccupato, ma hai detto che ti andava di parlare, per questo ti ho chiesto che è successo. C’è di mezzo qualche donna?”

“Qualche donna? Ce n’è di mezzo una, per vie traverse diciamo, ma non sono al punto di ubriacarmi per via di una donna”.

“Ah no?”, fece lui. Era molto ironico.

“No”.

“E chi è questa che sta di mezzo per vie traverse? La conosco?”

“No. E’ quella con cui sono stato più di tre anni fa, non l’hai mai conosciuta. Ne abbiamo già parlato”.

Lui si girò a guardare fuori dal finestrino. Era incredulo. Poi si voltò di nuovo dalla mia parte: “Ancora pensi a quella?”

“Non passa giorno che non penso a lei”.

“Ma come cazzo è possibile? Ma che aveva? Era così bella?”

“Bella o non bella stare insieme a lei era come quando ascolti i Pink Floyd: fino a un certo punto è musica, poi diventa qualcos’altro. Tu non sai che cos’è, è altro, è di più, è oltre. E’ il tempo, lei aveva il tempo delle cose. Se le attaccavi addosso un metronomo, lei te lo sincronizzava, capisci? Lei aveva il tempo nei gesti, il tempo nelle parole, aveva il polso del tempo in quello che faceva”.

“E che faceva di tanto speciale?”

“Il punto non è cosa faceva, è come lo faceva. Non è cosa succede, è come succede. E’ che quando stai con lei, stai bene. Talmente bene che stai bene come quando stai con te stesso. Talmente bene che stai meglio di quando stai con te stesso. E’ come specchiarsi in qualcun altro e riconoscersi. Come possa succedere non lo puoi spiegare a nessuno. Cazzo, non puoi spiegarlo nemmeno a te stesso. E’ solo che succede, è tutto qui.”

“Sì ma che hai ancora da pensarci dopo tutto questo tempo? Se ci vuoi uscire chiamala cazzo, chiamala e levati questo pensiero, o no?”. Non sapeva nemmeno di che cosa stavo parlando.

“Io non voglio chiamarla, io vorrei solo tornare indietro e basta.”

“E pensi che tornando indietro le cose cambierebbero?”

“Ti ci puoi giocare il culo che cambierebbero. Molte cose cambierebbero. Molte cose che ho fatto. Anche se non credo che cambierebbe l’esito finale della nostra storia. Sono assolutamente convinto che ci saremmo lasciati lo stesso, anzi forse ci saremmo lasciati prima.”

“E allora perché vorresti tornare indietro?”

Per me vorrei tornare indietro, va bene?. Per me, perdio!, vorrei tornare indietro per me!”

“Max mi dispiace, ma non ti capisco proprio”, mi disse lui. Ed era vero, non mi capiva proprio. Così come era vero che non potevo spiegargli niente, quindi decisi di lasciar stare. Molte volte non è che non vuoi condividere quello che hai dentro, è che non ci riesci proprio. Tu lo sai che non ci riesci, lo sai perché quando ci hai provato hai visto quello sguardo assente che montava in chi ti stava di fronte. Più parlavi e spiegavi il meglio del meglio che avevi dentro, più gli occhi che ti guardavano si allontanavano. Alla fine ti trovavi a parlare da solo e chi ti stava di fronte non ti vedeva più. Ma tu lo vedevi. Vedevi molto bene che mentre cercavi di condividere il tuo meglio quell’altro se n’era andato con la testa chissà dove e ti aveva lasciato di fronte a due occhi vuoti.

Una, due, tre, dieci volte, un bel giorno non lo sopporti più. Un bel giorno quando qualcuno ti chiede che cos’hai cominci a sparare cazzate, cominci a dire che non hai niente, solo per non rivedere mai più quegli occhi vuoti. Ma dentro ti resta quel desiderio represso, il desiderio che ti vedano, la voglia di farti capire davvero. Vorresti aprirti come un libro e farti leggere, senza stare lì a spiegare cose inspiegabili: Leggete, cazzo! Leggete! Così la smettete di chiedere cose che non posso spiegarvi. E’ scritto tutto qui, leggete e fatela finita.

Lucio scese dalla macchina per aprire il garage, io approfittai per passare al posto di guida. Visto che ero in grado di farlo misi la macchina in garage, lo ringraziai di tutto e me ne andai a dormire. Le serate in cui ti sbronzi finiscono sempre a cazzo di cane.

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