(35)

35

La mia era la posizione di tutti quelli che vorrebbero abbracciare qualcuno che è morto. La fine di un amore in un certo senso è un lutto, e in un certo senso ancora più certo è una cosa che va oltre il lutto. Probabilmente quello che alla fine ci costringe ad accettare la morte di qualcuno a cui vogliamo bene è la sua inevitabilità, oltre al fatto che la morte è assolutamente definitiva. Non c’è nessun ritorno, nessuna possibilità di trovare un modo per sostituire con una presenza il vuoto che stringi tra le braccia.

Allo stesso modo, quando finisce una storia d’amore la presenza della persona amata svanisce. Ma il punto è che quella persona continua ad esistere, c’è. E’ da qualche parte, da qualunque altra parte che non sia il posto dove vi trovate voi e questo complica le cose di brutto.

Non mi ricordavo che Lucio dovesse tornare a prendermi, quindi mi alzai dal tavolino e mi avviai verso la macchina. O meglio, verso il posto in cui pensavo di aver lasciato la macchina. Arrivato al parcheggio guardai in giro e non trovai la mia macchina da nessuna parte. Mi voltai dietro di me per assicurarmi del posto in cui mi trovavo, mi girai di nuovo verso le macchine e guardai meglio. C’è, mi diceva la vocina, c’è. Era ubriaca anche lei.

Un attimo prima di chiamare la polizia per denunciare il furto della macchina, mi ricordai che l’avevo lasciata nel parcheggio dietro il locale e adesso mi trovavo nel parcheggio di fronte al locale.

Andai a recuperarla. Appena salito dentro cominciò la ricerca delle chiavi, che per qualche oscuro motivo non sono mai nella tasca dove penso di trovarle. Ad essere precisi sono sempre nell’ultima tasca in cui le cerco. Devo mettere ordine nella mia vita, pensai infilando la chiave nell’accensione.

Girai la chiave e fu come aver infilato la spina dell’albero di natale nella presa della corrente. Tutte quelle luci nel quadro, cazzo quante ne vedevo! Mi sembrava che dall’ultima volta che l’avessi lasciata, la mia macchina avesse centuplicato le sue luci nel quadro.

Mentre pensavo a come potesse essere successa una cosa del genere, Lucio aprì di scatto il mio sportello. Io saltai dalla paura, per poco non mi veniva un infarto. L’ultima cosa che mi aspettavo pensando alle mie luci era che qualcuno aprisse lo sportello della macchina con quella violenza.

“Dove cazzo credi di andare?”, mi disse infilando la capoccia nella macchina.

“A casa”, gli risposi scansandomi di lato. “Perché? Hai altri programmi?”, gli chiesi poi. A dirla tutta non capivo che voleva da me e cosa ci facesse di nuovo lì. Non mi ricordavo in nessun modo che sarebbe dovuto tornare a prendermi.

“Certo che ho altri programmi, la tua macchina resta qui, a casa ti porto io. Poi domani torniamo a prenderla.”

Che cosa?”, gli dissi guardandolo di traverso, e vedendolo di traverso. “Non se ne parla proprio, piuttosto dormo qui”, che mi sembrava un’alternativa assolutamente ragionevole in quel momento.

Lui mi vide molto risoluto, allora disse: “Okay, allora andiamo a casa, lasciamo la mia macchina e poi torniamo a piedi a prendere la tua. Poi io porto a casa te e la tua macchina e me ne torno a piedi”. Ci pensai un po’ su. Io e lui abitavamo piuttosto vicini, si poteva fare. Ma da casa sua al locale a piedi era almeno mezz’ora di strada e non avevo voglia di camminare.

Allora gli dissi: “No, tu vai a casa, posi la macchina e torni a piedi. Io ti aspetto qui.”

Lui mi fece uno sguardo come se volesse spaccarmi la faccia, poi disse: “Va bene ma le chiavi della tua macchina me le porto io”.

Era un grande amico, forse il migliore che ho avuto.

Non capivo perché volesse portarsi via le chiavi della mia macchina, e nemmeno perché volesse andare a casa sua per poi tornare a piedi a prendere me, ero molto ubriaco. Ci pensai un po’ su,  alla fine gli dissi che andava bene. Tutto quello che volevo era restare un po’ da solo a pensare alle luci del mio quadro.

Questa voce è stata pubblicata in 4 Anni Dopo. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *