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Il giorno che sono partito militare dentro casa mia regnava la disperazione. Mi ricordo che avevo il treno alle nove di sera e alle otto ero a casa con tutti i bagagli pronti. Con me c’erano mia madre, mia nonna e mia sorella. Io mi sentivo come se stessi andando in vacanza, soprattutto perché ero stato preso in Aeronautica, e chiedetelo a chiunque: fare il militare in Aeronautica se non è una vacanza è qualcosa che ci va molto vicino. Tra le altre cose ero stato assegnato ad una base aerea con degli aerei veri. C’erano i Tornado, cazzo, e anche se ero un semplice autista a disposizione degli ufficiali, li avrei finalmente visti dal vivo. Li avrei toccati, avrei toccato i loro carrelli, le ruote, li avrei visti decollare e chissà se fossi stato tanto fortunato da trovarne uno in qualche hangar senza custodia, avrei anche potuto salire la scaletta per entrarci dentro.

Io ero contento, ed ero l’unica persona contenta dentro casa mia. Gli altri erano alla disperazione. Mia nonna piangeva in camera da letto cercando di non farsi sentire, mia madre piangeva in cucina abbracciata a mia sorella. Sembrava che stessi partendo per il Vietnam.

Mia sorella aveva cinque anni e non capiva molto bene cosa stesse succedendo, era molto spaventata. Io non sapevo che cosa fare, a dirla tutta non vedevo l’ora di andarmene.

“Io vado”, dissi alla fine.

A queste parole mia nonna si precipitò in cucina urlando: “ODDIO… OODDDIO!”

“Fatti sentire!”, disse mia madre come se fosse l’ultima volta che mi vedesse. “Non fare come fai tu! Scrivi, telefona, fatti SENTIRE!”

“Sì… ma certo che telefono, dai non fate così. Non c’è bisogno, tra l’altro sto qui a ottanta chilometri, tornerò anche spesso…”

Mia sorella si staccò improvvisamente da mia madre e mi abbracciò una gamba: “TORNA!”, mi urlò contro i pantaloni.

Era spaventata a morte, allora mi abbassai per parlarle: “Ascolta, io torno, questo non è proprio in discussione, non corro nessun rischio, è solo il servizio militare che devono fare tutti i ragazzi, capito? Non è una cosa rischiosa, soprattutto dove vado io, è proprio tranquillissimo, capito? Adesso tu vedi mamma e nonna che piangono, ma tutte le mamme e tutte le nonne piangono quando i ragazzi vanno a fare il militare, non è così drammatico, non è niente, capito?”

“GIURA CHE TORNI!”, mi urlò in faccia come se non avessi detto niente. Adesso stava piangendo anche lei. Dio se me ne volevo andare.

“Okay”, le dissi alla fine. “Giuro che torno, va bene?”

“NO!”, disse lei. “GIURALO VERAMENTE !”

“Okay, lo giuro veramente, va bene?”. Lei si girò verso mia madre, come per chiederle se andava bene adesso che l’avevo giurato veramente.

Mia madre smise di piangere e mia sorella lo interpretò come un buon segno. E anch’io. Poco dopo riuscii finalmente ad uscire da casa per andare alla stazione. Appena fuori casa mi sentii libero, mi sentii finalmente libero.

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