(32)

32

Da un certo punto in avanti ho un vuoto totale su quello che è successo. Mi ero ubriacato di brutto, forse più della serata con la tequila. Dopo questo vuoto, i ricordi partono all’improvviso con Lucio che mi dice di aspettare lì seduto al tavolo e non muovermi per nessun motivo.

“Accompagno Emanuela e vengo a riprenderti”, mi disse. “Tu non ti muovere da qui per nessun motivo.” Fece una pausa, poi quando vide che non rispondevo aggiunse: “Hai capito?”

Io non avevo capito ma gli feci segno di sì con la testa. Continuavo a guardare una goccia d’acqua caduta da un bicchiere sul tavolino. Era una goccia che stava lì da più di cinque minuti e mi stava dicendo un sacco di cose. Continuavo a fissarla come se dentro potessi leggerci il segreto dell’origine e della fine della mia vita. Be’ non sono assolutamente sicuro sull’origine a dirla tutta, ma sulla fine sì, perché mi sentivo come se fossi morto. Assolutamente, definitivamente morto.

Mi sentivo come se fossi morto da un sacco di tempo e nessuno me l’avesse ancora detto. Ma ecco che all’improvviso io cominciavo a scoprirlo da me, senza bisogno che qualcuno mi dicesse niente. Dentro quella goccia stavo leggendo che sì, era esattamente così. Era così che andava quando morivi. Nessuno te lo diceva per un bel pezzo, per non sottoporti allo stress della notizia tutto d’un colpo. Tu morivi e continuavi un po’ di tempo come se fossi vivo. Poi un giorno qualcuno ti avrebbe fermato per strada e ti avrebbe detto di essere il tuo angelo custode. Ti avrebbe detto che eri morto due o tre anni fa, ma non c’era nessun problema perché ti sentivi benissimo, no? Quindi perché spaventarti per una notizia del genere? Da quel momento in avanti saresti stato ancora meglio. Avresti apprezzato tutti i vantaggi di essere morto. Era finalmente arrivato il momento di avere tutte le risposte. Perché è questo il sottofondo latente di tutte le cose che facciamo, no? E’ questo il senso delle Grandi Domande, lo scopo finale di ogni ricerca dentro e fuori sé stessi: avere le risposte.

Chi sono? Cosa ci faccio esattamente qui? Cosa succederà quando morirò? Cosa sarà dopo? Ha un senso il mio dolore? Le domande le conoscete, ecco che per me era arrivato finalmente il momento di avere le risposte, di sicuro era così. Perché ero bello che morto da un sacco di tempo ormai e l’avevo capito da me. E quando sarebbe arrivato il mio angelo a dirmelo sarei stato io a sorprendere lui.

Dentro quella goccia d’acqua c’era tutta questa roba e se Lucio pensava che avessi tempo per sentire quello che aveva da dire lui era completamente scemo. Lo vedete da soli quanto potevo essere ubriaco.

Appena Lucio uscì dal locale mi calò addosso un velo di tristezza assoluta. Non posso farci niente, pensai e la tristezza mi piombò addosso come una volpe sopra una gallina addormentata. Non posso farci niente a niente. A niente. Non-posso-fare-niente. N.i.e.n.t.e.

Questa voce è stata pubblicata in 4 Anni Dopo. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *