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Lo trovai a un tavolo seduto con Emanuela. Ve la ricorderete sicuramente, era quella che l’aveva mandato in bianco la prima sera che uscii con Tiziana. Mi sorprese non poco rivederli insieme, forse era la prima volta in assoluto che vedevo Lucio insieme a qualcuna che l’aveva già mandato in bianco.

Forse si sta innamorando, pensai. Feci un sorriso, mi ero appena seduto al tavolo senza nemmeno salutarli.

“Sei ubriaco?”, mi chiese Lucio. Lo chiese come se stesse parlando con un alcolizzato.

“Ancora no”, gli dissi. “Voi?”

“Noi che?”, mi chiese Emanuela. Ma forse dovrei dire mi morse Emanuela. Neanche loro mi avevano salutato, avevamo saltato tutti i preliminari: immagino che dovessi stargli molto antipatico per aver mollato la sua amica.

“Siete ubriachi?”, gli chiesi.

“Ma figurati, io non bevo proprio”, mi rispose. Stava molto sulle sue, se fossi stato completamente lucido a quel punto me ne sarei andato.

Chiamai il cameriere e ordinai un whiskey e coca: “Molto whiskey”, gli dissi.  Se c’è una cosa che mi fa veramente schifo sono i superalcolici, mi bruciano lo stomaco a morte. Ma quella sera dovevo aprire le porte della percezione. Lucio ordinò una coca cola, Emanuela si fece portare un frullato.

“Mi fate bere da solo?”, dissi rivolto a tutti e due.

“Sei l’unico che beve qui”, mi disse Emanuela. La guardai e feci un altro sorriso. Quella sera ero un distributore di sorrisi, e adesso che ero sicuro di starle assolutamente antipatico decisi che mi sarei alzato da quel tavolo solo quando se ne fossero andati anche loro, non un momento prima. E mi sarei alzato ubriaco.

Il terzo bicchiere era quasi tutto whiskey. Il quarto whiskey e coca diventò un whiskey e basta. A quel punto la realtà cominciò a sfumare. Sembrava che il mondo fosse stato proiettato dietro una di quelle allucinazioni estive dell’asfalto, quando da lontano sembra che tutto stia ondeggiando. Solo che il mio mondo ondeggiava da vicino. Siccome sentivo il cervello allontanarsi in fretta decisi di fermarmi con i superalcolici e il mio quinto bicchiere fu una birra.

A quel punto alle mie porte mancava solo un colpetto per aprirle. La birra glielo diede: a metà bicchiere le porte della percezione si aprirono.

E dietro non c’era niente.

Niente di niente. La mia mente non mi svelò nessun segreto, non mi trasmise neanche un pensiero, nemmeno una piccolissima riflessione, niente. Fu allora che mi venne da ridere, mi venne da scompisciarmi dalle risate, letteralmente. Se c’è una cosa davvero irresistibile per un ubriaco sono le facce serie di chi è rimasto sobrio e ti guarda con sguardo compassionevole e imbarazzato. Emanuela aveva uno sguardo anche peggiore di quello, era schifata, mi dovete credere. Letteralmente schifata, lei non aveva mai visto niente di simile in tutta la sua vita, quello era il messaggio che mi lanciava con gli occhi. Misi le mani sul tavolino, ci poggiai la testa sopra e risi a morte.

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