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La sera del giorno dopo quella telefonata uscii in macchina da solo e cominciai a girare per la città. A un certo punto imboccai un lungo rettilineo con una serie di semafori uno dietro l’altro. Mentre la macchina andava, mi venne in mente che A volte richiamano.

A volte non possono tornare indietro. A volte è troppo tardi. A volte vorresti essere qualcun altro.

Semaforo rosso, insieme alla macchina si bloccarono anche i pensieri.

Verde:

A volte lo sei. A volte non lo volevi. A volte succedono cose che hai aspettato come se da loro dipendesse la tua stessa vita. A volte queste cose non sono come te le eri immaginate. A volte lo sono, ed è anche peggio.

Rosso, chi si muove paga pegno.

Verde:

A volte la tua vita non dovrebbe essere consegnata nelle mani di qualcun altro. A volte ami. A volte non meriti quello che hai. A volte lo perdi. A volte non ti meritano. A volte loro riescono a tenerti lo stesso. A volte certe porte si chiudono.

Rosso, non si muove una foglia.

Verde:

A volte le porte chiuse andrebbero lasciate come stanno. A volte non dovresti passare il tuo tempo a cercare il modo migliore per aprirle. A volte si riaprono e quello che c’è dietro è anche meglio di come te lo ricordavi. Quelle volte dovrebbero restare chiuse più che mai.

Mi fermai in un pub a bere una birra e restai seduto un bel pezzo al tavolo, non pensavo più a niente. A un certo punto mi venne voglia di ubriacarmi. Volevo aprire le porte della percezione, come le chiamava Blake.

Quante porte, pensai.

Verso mezzanotte chiamai Lucio, che stava in un pub pure lui. Gli chiesi se era solo, mi disse di no.

“Ma se vuoi venire vieni, non c’è problema”, mi disse subito dopo. Questo c’era di bello con lui, che non c’era mai problema. Ero un po’ brillo, gli dissi che sarei andato.

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