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“Pensi che da qualche parte ci sia nascosta una seconda possibilità per noi?”. Dopo una settimana da quella passeggiata nei miei ricordi, alle dieci di sera le sparai questa bordata via sms. Certe cose non è che ci stanno tanti modi per dirle: o le dici o non le dici.

Lei ci mise un po’ a rispondere, non lo so se stesse salvando il mondo o se rimase a pensare al mio messaggio. Fatto sta che dopo una ventina di minuti arrivò la risposta:

“Non credo molto nelle seconde possibilità”, che peccato, no?

“Ma mi piacerebbe fare quattro chiacchiere con te, se ti va. In questo caso dovresti darmi il tuo numero di casa”.

Secondo voi mi andava?

Chiusi il telefono (ho uno di quei modelli a conchiglia) e mi sedetti sul divano. Porca puttana, pensai. E non riuscivo a pensare nient’altro, avevo questo Porca puttana che scorreva in continuazione nel cervello  a striscia continua: Porca puttana Porca puttana Porca puttana Porca puttana Porca puttana Porca puttana.

Mi sentivo un leggero formicolio in testa, poi cominciò a ronzarmi un orecchio. Riaprii il telefono e rilessi il messaggio. C’era proprio scritto che non credeva molto nelle seconde possibilità, poi subito dopo diceva proprio che voleva il mio numero di telefono per fare quattro chiacchiere.

Porca puttana

Guardai l’ora indicata sul display del telefono: Sono le dieci e venticinque, e hai di nuovo qualcosa da perdere, mi disse la vocina.

Scrissi e cancellai il messaggio di risposta una decina di volte. La versione finale partorita alle undici meno un quarto conteneva dieci numeri in tutto, compreso il prefisso, nient’altro. Non sapevo cosa dire, e se proprio fossi stato costretto a scrivere qualcosa con una pistola puntata alla tempia avrei scritto Porca puttana seguito dal mio numero di casa.

Alle undici in punto chiamò. Erano passati tre anni, qualche mese e una manciata di giorni, e alle undici in punto Lei chiamò. Quando il telefono cominciò a squillare io ero l’uomo più freddo sulla faccia della terra.

Uno, mentre mi avvicinavo all’apparecchio scattò il conteggio automatico degli squilli nella mia testa.

Ero freddo come una lastra di marmo incastonata in un cubo di ghiaccio, e quello era l’atteggiamento che avevo intenzione di mantenere. Ferma intenzione. Dovevo capire delle cose, tutto qui.

Due

Sono un cacciatore di risposte, pensai davanti al telefono. Ero freddo: intenzione ferma.

Tre

Alzai la cornetta,

“Pronto?”,

Lei disse:

“Ciao”,

non disse: Ciiiiao!, e nemmeno: Ciaooo!, e neppure: CCCiao!

Disse solo: “Ciao”.

Dopo tutto quel tempo era proprio Lei: il ghiaccio si sciolse. Il marmo si sgretolò in un mucchietto di brecciolino, tutto dentro di me cedette di schianto in un colpo solo e io non seppi nemmeno più che cosa fosse un cacciatore di risposte e di cosa esattamente si occupasse nella vita.

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