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Durante lo studio del piano d’ingresso escludemmo subito la porta principale: entrare da lì con la discoteca chiusa era fuori discussione. Prima di tutto perché non avremmo saputo come forzarla, e poi perché era troppo in vista. Decidemmo allora che se proprio c’era da forzare una porta, sarebbe stato molto più comodo forzare quella dell’uscita di sicurezza sotto i garage. Se non altro perché lì sotto avremmo potuto lavorare tranquilli.

Passammo un mese a studiare la serratura dell’uscita di sicurezza. Il nostro metodo scientifico di studio della serratura, consisteva nel passare intere ore a guardarla in gruppi di tre o quattro persone. Ogni tanto qualcuno diceva: Come cazzo l’apriamo!, senza che ci fosse nessuna risposta da parte degli altri, e si andava avanti così per interi pomeriggi.

Eravamo arrivati alla seconda metà di agosto passando ore e ore davanti a quella porta, escogitando i sistemi più improbabili per aprirla, inclusa un’idea di Paolo che aveva proposto di utilizzare un crick per forzarla sfruttando la forte capacità di leva dell’attrezzo fino a quando la porta non avesse ceduto. Io ancora oggi non saprei spiegare come sia possibile aprire una porta con questo sistema, e molto probabilmente nemmeno lui. Lo incastriamo!, diceva. Incastriamo il crick del cazzo e la forziamo!

Diceva solo questo e basta. Se gli chiedevi dove avremmo dovuto incastrare il crick, lui si chiudeva in un mutismo totale e ti portava il muso per un giorno. Per questo nessuno gli chiedeva più niente quando ogni tanto riproponeva il suo sistema. Ci limitavamo a fare su e giù con la testa, come a dire Si potrebbe fare. Da allora Paolo ha conservato il segreto sull’uso dei crick per aprire le porte.

E se è per questo non è l’unico segreto che conserva. Conserva anche il segreto su come salvarsi nel caso si spezzasse la fune di sostegno di un’ascensore mentre ci siete dentro. Lui sosteneva che se qualcuno si fosse trovato dentro un’ascensore, poniamo all’ottavo piano, e improvvisamente la fune si fosse spezzata, l’ascensore avrebbe improvvisamente cominciato a precipitare all’interno della tromba. Fin qui tutto bene. Ora, diceva lui, arrivato a UN METRO da terra mentre sta precipitando, basta che SALTI dentro la cabina. Così nell’attimo in cui la cabina si sta schiantando, tu sei PER ARIA perché sei appena saltato! E poi caschi solo DA UN METRO!

A questa teoria teneva molto più di quella del crick. Se volevate diventare il suo peggior nemico per sempre, non dovevate fare altro che confutarla o anche solo fare una domanda che mettesse in dubbio quello che diceva.

Come spesso succede, la svolta che ci avrebbe portato dentro la discoteca avvenne per puro caso. Stavamo litigando sul marciapiede davanti alla porta d’ingresso principale della discoteca, perché non riuscivamo a mettere insieme due squadre equilibrate per la partita di calcio che avremmo dovuto giocare. Quando organizzi le partite di pallone le schiappe nella squadra non le vuole mai nessuno, e noi affrontavamo discussioni molto serie cercando di fregarci l’un l’altro per appioppare più schiappe possibili alla squadra avversaria.

Mentre io e Paolo stavamo quasi per menarci, Gerardo sbucò all’improvviso arrivando di corsa dalla salita che veniva dai garage: “L’hanno lasciata APERTA!”, disse a tutti e a nessuno.

“Mi hai rotto il cazzo!”, dissi a Paolo che cercava di fare troppo il furbo quel pomeriggio. “ADESSO mi hai proprio rotto il cazzo! Ti ho dato Maurizio e mi sono preso Alessandro, ma Peppe in squadra non lo voglio!”. Queste discussioni avvenivano in maniera assolutamente trasparente, e per le schiappe in questione erano dei veri e propri momenti d’inferno, perché si vedevano rimbalzate da una parte all’altra senza nessuna possibilità di fare niente.

“Vabbé dai, io non gioco”, disse Peppe.

“L’HANNO LASCIATA APERTA!”, urlò Gerardo ancora più forte.

Mi girai verso Peppe: “Non ti ci mettere pure tu adesso, lo sai che non è questo il problema, c’è posto per tutti. Ma se giochi con noi la squadra sarà troppo sbilanciata, lo vedi no?”.

“Allora io mi prendo Peppe ma mi dai pure…”, Paolo iniziò questa frase, venne interrotto e non ebbe più nessuna possibilità di finirla.

“PORCO DIOOO ! HANNO LASCIATO LA PORTA DELLA DISCOTECA APERTA!”, urlò a quel punto Gerardo in maniera spropositata.

A quelle parole ci voltammo tutti contemporaneamente verso di lui. La maggior parte di noi non l’aveva ancora nemmeno visto prima di quel momento.

“Che porta?”, disse Paolo guardando la porta principale della discoteca dietro di noi che era perfettamente chiusa.

“La porta, la porta! L’uscita di sicurezza sotto i garage è aperta! E’ mezz’ora che ve lo dico!”, disse Gerardo sbracciando in maniera esagerata.

“E’ aperta?”, dissi io. “Ma come è possibile?”

“E io che cazzo ne so! So solo che è aperta, l’ho vista adesso! Dai, andiamo!”, non finì di dire quelle parole che stava già riprendendo la via dei garage. Noi ci guardammo un momento senza dire niente, e a quel punto si formarono due squadre in maniera assolutamente spontanea.

La squadra dei No no no no, io non farò mai una cosa del genere, mio padre mi ammazza, rimase ferma dov’era. Gli altri rincorsero Gerardo sperando che non ne avesse sparata una delle sue. Dopo meno di un minuto io, Gerardo, Maurizio, Paolo, Alessandro e Peppe ci trovammo davanti all’uscita di sicurezza della discoteca sotto i garage: Gerardo si avvicinò alla porta e gli diede una spinta. La porta emise un cigolìo leggero come a dire Questa non è una buona idea, e si aprì senza nessuna resistenza.

“Visto?”, disse Gerardo girandosi verso di noi.

Visto.

Entrammo senza dire niente.

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