(20)

20

C’è un’ora particolare che precede di poco il crepuscolo. Quando il sole lancia le ultime schermaglie di luce del giorno bucando solo con qualche raggio la fragile inconsistenza di nuvole capricciose, sembra che la natura si diverta a giocare e il cielo inventi nuovi colori solo per il piacere di chi voglia fermarsi a guardarli. E’ in quel momento che l’azzurro è un po’ meno azzurro, il rosso è un po’ più rosso, sfumature gialle e arancioni dipingono l’orizzonte di quei colori che molti pennelli hanno provato a fermare. Mai che ne abbia visto uno che ci sia riuscito.

Quando stavamo insieme, Stefania per me era quei colori. Lei era il mio pensiero di notte, quando non dormivo per non smettere di pensarla. Era il mio senso di giorno, quando le ore ci separavano dilatandosi come gomma da masticare, e il tempo si frapponeva tra noi come un ospite senza invito. Con Lei i prati erano più verdi, il cielo più azzurro, il mare era diverso, il cibo era più buono. Insieme a Lei la vita era, dopo di Lei la vita non era più.

Stefania era l’amore, mi dovete credere. Se mai ho amato qualcuna in vita mia, ho amato proprio Lei. Tuttavia, Stefania era stronza. Accettare questa semplice verità, magari anche banale agli occhi di chi avesse guardato da fuori, fu la cosa più difficile che fui costretto a fare. Incastrare il pezzo risolutivo del puzzle riavvicinandomi a Lei e guardando i suoi comportamenti con l’occhio gelido dell’osservatore mi guarì dall’amore. Medicina amara ma indispensabile. Se mai pure sia possibile guarire un innamorato.

Questa voce è stata pubblicata in 4 Anni Dopo. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *