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Dopo più di un anno che ci stavamo scrivendo con regolarità, tornai a sognare che fosse morta. L’avevo già fatto una volta quel sogno, ed era stata una pessima esperienza. Sognavo di essere a casa di mia nonna. All’improvviso mia madre entrava nella mia stanza da letto, si sedeva su una sedia e cominciava a guardarmi con un’aria strana. Aveva lo sguardo di un chirurgo che esca da una sala operatoria con pessime notizie. Io non avevo idea di cosa dovesse dirmi, e lei se ne stava in silenzio a guardarmi. Poi alla fine mi diceva: E’ morta. Diceva solo questo e basta.

Ma era sufficiente: quelle due parole messe in fila in quel modo mi paralizzavano. Nel sogno restavo letteralmente pietrificato, sapevo benissimo a chi si riferiva, anche se non so come facessi a saperlo perché fino a un momento prima non avevo nessun sospetto su quello che stava per dirmi. Fatto sta che lo sapevo.

Superato il momento di paralisi iniziale, i pensieri cominciavano a rifluirmi nel cervello come se qualcuno avesse appena sollevato la chiusa di una diga. Fuori restavo ancora immobile, non dicevo e non facevo niente. Ma dentro, dentro mi si scatenava il finimondo. La prima immagine che mi partiva nella testa era legata a un’abitudine che avevamo. Quando ci trovavamo stesi di fianco sul letto, a volte alzavamo le braccia dritte per aria: io alzavo il braccio destro, Lei quello sinistro. Poi avvicinavamo le mani e facevamo in modo che tutti e cinque i polpastrelli combaciassero uno sulla mano dell’altra. A quel punto facevamo pressione, spingendo io nella sua direzione e Lei nella mia. In questa maniera puoi sentire il cuore dell’altro battere sulla punta delle tue dita.

Non potrò mai più sentire il suo cuore sulle mie dita, pensavo nel sogno. A questo punto mi svegliavo di soprassalto e scattavo a sedere sul letto. Sorgevo dalle lenzuola dalla cintola in su, come Farinata degli Uberti. Restavo seduto dritto in quella posizione come se mi avessero imbalsamato con un bastone infilato voi sapete dove.

L’idea di aver replicato questo sogno dopo tutto quel tempo non mi piaceva per niente. Forse non mi sono ancora raffreddato abbastanza verso di Lei, pensai. Forse sono ancora in pericolo.

Ti ci puoi giocare il culo che sei ancora in pericolo, mi disse la vocina.

Ci andrò piano, ci andrò molto piano. Mi riavvicinerò solo quel poco che serve per sistemare l’ultimo pezzo.

Il lavoro sta per finire, quasi tutte le cose sono chiare ormai. Lei era stronza, ma questo non cambia molto, perché lo eri anche tu. Era stronza, ma questo non sminuisce di niente tutti i bei ricordi che ti ha lasciato. Alla lunga conta solo quello, conta solo il ricordo che lasci. Non resta nient’altro di te se non il tuo ricordo.

Chissà che ricordo le ho lasciato io, pensai allora.

Secondo te?

Pensai al nostro ultimo litigio, un mese prima della vacanza in Spagna che non avremmo mai fatto. Litigammo perché Lei appena arrivata in Spagna aveva idea di noleggiare una macchina, mentre io non ne avevo la minima intenzione. Il problema fu risolto da lì a una settimana, quando ci lasciammo senza avere più possibilità di noleggiare macchine in nessun paese al mondo.

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