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Il viaggio di ritorno fu allegro come la prima fila di un funerale. Tiziana guardò tutto il tempo fuori dal finestrino senza dire una parola. Chissà che stava pensando: chi se ne fregava di quello che stava pensando. Mi sentivo come se mi fosse esploso un candelotto di dinamite in testa.

Guidavo e pensavo senza capire molto bene nessuna delle due cose. La radio era accesa, de André cantava Franziska:

Hanno detto che Franziska è stanca di pregare

tutta notte alla finestra aspetta il tuo segnale

quanto è piccolo il suo cuore e grande la montagna

quanto taglia il suo dolore più di un coltello, coltello di Spagna

Avrei voluto chiedere a Tiziana di parlare, ma non avevo forza per dire niente. Mi avrebbe sicuramente fatto domande strane se si fosse messa a parlare, ero sicuro. Era troppo chiusa, era una donna che voleva farsi chiedere cosa c’era che non andava. Non sono mai stato l’uomo giusto per domande del genere, quella sera meno che mai.

Tu bandito senza luna senza stelle e senza fortuna

questa notte dormirai col suo rosario stretto intorno al tuo fucile

Un gatto decise improvvisamente di suicidarsi sotto la mia macchina. Mi piacerebbe dirvi che riuscii ad evitarlo, ma non andò così. Sterzai di colpo a sinistra verso il centro della strada, ma quello assecondò completamente il mio gesto e sparì improvvisamente sotto il cofano. Un attimo dopo sentii un tonfo sordo sotto la mia ruota destra: Il gatto è morto, pensai.

Hanno detto che Franziska è stanca di ballare

con un uomo che non ride e non la può baciare

tutta notte sulla quercia l’hai seguita in mezzo ai rami

dietro il palco sull’orchestra i tuoi occhi come due cani

“Che è successo?”, disse Tiziana girandosi verso di me.

(Il gatto è morto)

“Niente”, le dissi solo questo e mi sentivo come se avessi parlato per tre ore di fila.

Marinaio di foresta senza sonno e senza canzoni

senza una conchiglia da portare o una rete d’illusioni

“Stai bene?”, chiese lei.

“No”, stavolta sono sicuro che glielo dissi.

Hanno detto che Franziska è stanca di posare

per un uomo che dipinge e non la può guardare

filo filo del mio cuore che dagli occhi porti al mare

c’è una lacrima nascosta che nessuno mi sa disegnare

“Voglio andare a casa”, disse subito dopo. Lo disse in un modo che mi fece pensare che non saremmo usciti mai più, ma mi sbagliavo.

“Va bene”, le dissi sperando che smettesse di parlare.

Tu bandito senza luna senza stelle e senza fortuna

questa notte dormirai col suo rosario stretto intorno al tuo fucile

Poi subito dopo mi chiesi come mai non fossi già morto da due anni. Non è che volevo morire, è solo che se fossi morto mi sarei sentito meglio.

Hanno detto che Franziska non riesce più a cantare

anche l’ultima sorella tra un po’ vedrà sposare

l’altro giorno un altro uomo le ha sorriso per la strada

era certo un forestiero che non sapeva quel che costava

Pensai al nostro bacio di poche ore prima davanti alla Croce: chi l’avrebbe detto che quei due eravamo davvero noi? Chi l’avrebbe detto a guardarci in macchina adesso?

Marinaio di foresta senza sonno e senza canzoni

senza una conchiglia da portare o una rete d’illusioni

Quando arrivai sotto casa sua fermai la macchina senza spegnerla e aspettai che scendesse.

Lei aprì lo sportello, poi disse ancora: “Che è successo?”

“Niente, mi sono solo ubriacato, mi dispiace. La prossima volta andrà meglio”, dissi io.

Quale prossima volta?, pensai subito dopo. Non me ne fregava niente, volevo solo che se ne andasse il prima possibile.

Lei scese dalla macchina e si girò ancora verso di me senza chiudere lo sportello:

“ ’Notte”, disse senza sorridere.

“ ‘Notte”, dissi io. Poi finalmente chiuse lo sportello.

Me ne tornai a casa senza pensare a niente se non al mio letto: non vedevo l’ora di buttarmici sopra. Non parcheggiai nemmeno la macchina in garage, anche perché stava quasi facendo giorno. L’unica cosa che feci prima di andare a dormire fu scaricare la posta da internet: non posso dormire se prima non scarico la posta. Sul mio programma cominciarono a scorrere molto velocemente le lettere di una mailing list a cui ero iscritto. Cominciavano quasi tutte con lo stesso subject: Re

Re, Re, Re, c’è sempre qualcuno che deve rispondere a qualcun altro in una Mailing List. Di tutte quelle mail non ne leggevo mai nemmeno una, non so nemmeno perché continuavo a restare iscritto senza cancellarmi. Forse per una specie di tradizione, forse perché non riesco mai a scollarmi dalle cose, nemmeno quelle più stupide.

Improvvisamente apparve una mail senza Re. Nell’affollamento di lettere che continuavano ad arrivare riuscii solo a leggere Ci prima che venisse inghiottita da quella specie di spam che mi ero autoinflitto.

Finito di scaricare la posta tornai alla mail che mi interessava. Il subject era: Ci provo.

Spostai lo sguardo a sinistra e guardai il sender: era Lei.

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