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La mattina che andai a prendere Gea alla stazione dei pullman avevo una faccia che sembrava appena uscita dalla centrifuga di una lavatrice. La notte non avevo dormito e la mattina appena alzato mi sarei voluto svitare la testa per sostituirmi la faccia con qualcosa di meno sgualcito.

Quando arrivai davanti allo specchio in bagno mi diedi un’occhiata: Che faccia di cazzo, quello fu il primo pensiero della giornata. L’ideale per un primo appuntamento, complimenti. Comprereste una macchina da quest’uomo?, pensai guardandomi nello specchio.

No, disse la parte sana del mio cervello. E allora vaffanculo, risposi a me stesso. Poi feci il possibile per sistemarmi al meglio. Certe volte una doccia fa miracoli. Quella mattina no.

Gea arrivò su un pullman rosso a due piani, come quelli inglesi. Veniva dal sud, la città è inutile che ve la dico. Quei pullman erano la mia passione da bambino, volevo sempre stare al primo posto davanti al vetro al piano di sopra. Recentemente ho sentito al telegiornale che un pullman di quelli è andato a sbattere contro la volta superiore dell’ingresso di una galleria e ci sono stati diversi morti nell’incidente. I morti stavano tutti al piano di sopra. Dopo questa notizia ho cambiato idea sui pullman a due piani.

C’eravamo scambiati le foto con Gea, ma la gente di persona è sempre diversa. Lei poteva essere così diversa che non riuscivo a riconoscerla? Cominciavo a chiedermelo, perché da quel pullman continuava a scendere gente e lei non riuscivo a vederla.

“Sei Massimo?”, mi sento dire a un certo punto dietro le spalle.

Mi giro e la vedo: “Se tu sei Gea, io sono Massimo”, okay okay, questa me l’ero preparata.

Lei scoppiò a ridere e mi abbracciò. Entrammo subito in confidenza, e questo mi piaceva. Erano le 9.30 della mattina e la giornata stava cominciando veramente bene. Dopo cinque minuti che parlavamo Gea non lo sapeva, ma nella mia testa era già stata spogliata, misurata, valutata, provata, girata, rigirata e tutto quello che riuscite a immaginare più un po’.

Ci fermammo a fare colazione in un autogrill in autostrada. Dopo la colazione lei mi chiese una sigaretta:

“Mi porti a casa tua?”, mi chiese mentre gliela accendevo.

“Sì certo, ma avevo pensato che prima volevo farti vedere…”

“Ho voglia di te, è più di un mese che aspettiamo, non voglio vedere niente adesso. Portami a casa tua”, disse senza aspettare che finissi di parlare.

A me queste cose dette così sfacciatamente mi mandano completamente in confusione, mi spengono il cervello e non riesco a dire più niente.

Dissi solo: “Andiamo”. Mi ricordo che la presi per mano e la portai verso la macchina. Questa cosa me la ricordo perché di solito non prendo per mano nessuno.

Prima di arrivare a casa lei mi chiese di fermarmi da un tabaccaio che vendesse le ricariche per i telefonini. Doveva ricaricare il telefonino e chiamare il suo ex marito. Lo doveva chiamare perché era a lui che aveva lasciato sua figlia per venire a trovare me. Gli ex mariti non sono mai del tutto ex. A volte penso che i mariti diano meno fastidio degli ex mariti. Sto dicendo che secondo me quelli che hanno una relazione con una donna sposata, hanno meno problemi con il marito di quanti non ne abbia uno che ha una relazione con una donna separata. Insomma gli ex mariti stanno sempre tra le palle, i mariti no. Quelli non sanno nemmeno che esisti.

“Adesso lo chiamo, gli chiedo se è tutto a posto e poi abbiamo tutto il tempo per noi amore”, disse Gea appena ricaricato il telefonino. Ma naturalmente le cose non andarono così, perché lei lo chiamò e lui disse qualcosa tipo:

“Sì sì, qua è tutto a posto, pensa a scopare tu che a nostra figlia ci penso io”.

Non vi dico la reazione di lei. Cominciò a urlare nel telefono che non era certo venuta a divertirsi da queste parti! LUI sapeva BENISSIMO che era venuta per un VIAGGIO DI LAVORO! E lei proprio NON RIUSCIVA a capire COME potesse dirle una cosa del genere, quando era PROPRIO LUI che SPARIVA DALLA FACCIA DELLA TERRA per mesi INTERI senza MAI farsi sentire dalla figlia!

La conversazione durò una decina di minuti in tutto, durante i quali io sarei voluto sparire dalla faccia della terra. Assistere a discussioni del genere mi mette sempre in imbarazzo, anche perché a volte mi trovo d’accordo con la tesi sostenuta da qualche ex marito e questo non lo posso certo raccontare in giro.

Alla fine della telefonata feci un lungo giro con la macchina perché già avevo capito che avrei dovuto subire un paio d’ore di scosse di assestamento da parte sua. In queste situazioni di solito mi limito a fare su e giù con la testa, aspettando che passi il peggio.

Poi andammo a casa e restammo chiusi dentro fino all’ora di pranzo del giorno dopo. Avrei voluto portarla a cena da qualche parte la sera, ma vi assicuro che dentro casa mia stavano succedendo cose molto più interessanti di qualunque cena abbiate mai fatto in vita vostra.

Durante quel primo incontro passammo molto più tempo dentro casa che fuori. Lei mi piaceva, io le piacevo: di solito è più che sufficiente. Ma tra noi c’era qualcosa di più già da quella prima volta, già prima di quella prima volta. Non dico che ero innamorato, direi una bugia. Ma non sarebbe una bugia molto grande. Solo un po’.

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