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“Beve anche la bambina?”, chiese il tequilero rivolto a me. Stava indicando Tiziana, che aveva uno sguardo come se avesse voluto fargli una multa. Ero già stato in quel locale e il tipo che ti serviva la tequila al tavolo era un vero personaggio. Andava in giro col cappello da messicano legato dietro la testa, un paio di jeans scoloriti, stivali da cow boy, fazzoletto al collo e maglietta di seta nera aperta non al primo e nemmeno al secondo, ma al terzo bottone. Aveva un cinturone legato alla vita con due bottiglie di tequila al posto delle pistole e una fila di bicchierini di vetro al posto dei proiettili.

“Se gli dai da bere, beve anche lei”, gli risposi indicando Tiziana.

“Mmhhh, vediamo un po’…”, cominciò lui sedendosi al nostro tavolo. “Er latte m’è finito”, disse guardandosi il cinturone, “pe’ stasera me so’ rimasti solo tequila e sogni, prendere o lasciare.”

“Prendiamo!”, disse Tiziana che nel frattempo si era rilassata: per fortuna dico io, perché con le donne non sai mai come va a finire.

Il tequilero dispose una fila di due bicchieri davanti a ognuno di noi, poi prima che avessi il tempo di capire da dove l’avesse cacciata, lo vidi con una bottiglia di tequila in mano. Versò la tequila nei bicchierini, diede una strofinata di limone sul dorso della mano di ognuno di noi due, ci versò un po’ di sale sopra e poi disse: “Li sbatto?”, indicando i bicchieri.

“Sbattili”, dissi io.

“Allora parte il primo giro, tutto d’un fiato e senza ripensamenti. Pronti?”, ci chiese.

“Pronti!”, disse Tiziana.

Il tequilero coprì il primo bicchiere con un tovagliolo che portava appeso al cinturone, poi lo prese in mano e gli diede due botte violente sul tavolo. La tequila cominciò a frizzare come champagne: “Vai!”, disse alla bambina: “Tutta d’un fiato!”. Tiziana fece come gli era stato detto, la tequila sparì dal bicchiere veloce come c’era entrata.

Poi toccò a me, e poi ancora a lei per il secondo giro e per ultimo a me: due bicchieri di tequila bum bum sono un ottimo inizio per uno che ha intenzione di ubriacarsi.

“Tutto a posto?”, chiese il tequilero alla bambina.

“Certo”, disse Tiziana. “Più tardi ripassa”, aggiunse subito dopo.

“E’ tosta la bambina”, disse il tequilero rivolto a me.

“Tostissima”, dissi io, poi aggiunsi: “Quanto ti devo?”

“Ma paghi adesso?”, disse Tiziana.

“E certo”, disse il tequilero. “I clienti miei a ‘na cert’ora se scordano qualunque cosa, la tequila se paga un sorso alla volta”.

Lo pagai e gli chiesi di mandarci il cameriere per ordinare qualche stuzzichino: “Ve lo mando subito”, disse lui. “Noi se rivedemo più tardi”. Si alzò e andò a sedersi al tavolo a fianco a noi dove c’era seduta una coppia che lo accolse con un: “No no no no, grazie, niente tequila”.

Il tequilero si alzò senza dire niente, si girò verso di noi e ci fece un occhietto: Tempo un’ora e ‘sti due non riconoscono.

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