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Il mio problema è che non riesco a staccarmi dalle cose che passano. Non si tratta solo delle persone, è una cosa che riguarda anche i gesti, le cose dette, quelle taciute. Qualche volta riguarda perfino gli oggetti. Difficilmente mi trovo a vivere davvero qualcosa nel presente. Pochissime volte mi capita di pensare al futuro. Il passato invece, quella è tutta un’altra storia. Sto sempre coi pensieri incollati a qualche ricordo, a volte belli, a volte brutti, ma sempre e comunque passati. Non è che rimpiango le cose, è proprio che mi mancano.

Ci sono almeno due modi di vedere le cose, e vale anche per le cose del passato: c’è il modo giusto, e quello da innamorati. A dirla tutta ce ne sarebbe un terzo, che solitamente è superiore anche al modo giusto: è il modo degli ubriachi. Quando sei ubriaco le cose diventano improvvisamente chiare. Il guaio è che quando torni ad essere te stesso ti sei dimenticato tutto.

L’amore ti frega di brutto. Se vuoi guardarti dentro quando sei innamorato devi barare con lui, così come lui bara con te. Per dirne una, se Lei mi avesse confessato di avermi tradito, qualcuno dentro di me sarebbe diventato il suo avvocato della difesa e avrebbe cominciato a giustificarla. Avrebbe barato: questo qualcuno andava isolato. Questo qualcuno apparteneva al modo degli innamorati e mi impediva di guardare le cose obiettivamente. Era ora di dare uno sguardo dentro me stesso, ma stando fuori da me stesso. Chissà che non avessi trovato qualche pezzo di mosaico interessante.

Quella sera avevo voglia di vedere il mondo al modo degli ubriachi. Volevo staccarmi dalla realtà e volevo farlo insieme a Tiziana. E’ brutto dirlo, ma forse volevo farlo insieme a lei solo perché era lei che stava insieme a me in quel momento. Probabilmente l’avrei fatto con chiunque ci si fosse trovato. Perché la verità non era che io volevo ubriacarmi, la verità era che io volevo andare a caccia, come sempre. Volevo scavare, cercare, spolverare e catalogare: volevo capire.

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