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Ogni tanto mandavo notizie dal Nulla. Negli ultimi due anni e mezzo c’era stato qualcuno nella mia testa, ma non ero io. Non ero io il cacciatore, quel tipo rinchiuso nel Buco che scavava, frugava e catalogava i tasselli della mia storia d’amore. Non avevo mai fatto una cosa del genere prima di allora, non mi ero mai sognato di farla, se era per quello. Diciamo che il cacciatore era l’Io-Residuo di quello che ero stato. Tutto il resto era svanito nel nulla, era un ricordo vago e lontano, era rimasto nel pre-buio.

E meno che mai ero io il tipo che se ne andava in giro a lavorare tutti i giorni con il mio corpo. Quello che andava in ufficio, trattava con i clienti, scherzava e cazzeggiava con qualche amico e cercava di accalappiare Tiziana.

Io, il vero me stesso, aveva fatto una sola cosa in tutto quel tempo, una e una sola: aveva scritto a Lei, le aveva mandato notizie dal Nulla. Ogni tanto le mandavo un e-mail, senza sapere nemmeno se le leggesse. Sapevo solo che il suo server non me le rimandava indietro, e tanto mi bastava. E tanto dovevo farmi bastare.

Lei non rispondeva mai, niente. Da novecento giorni nemmeno una parola. Ma Io continuava a scrivere, continuava a spedire notizie. Chiedeva scusa per il modo in cui era finita, per il modo in cui aveva trattato Lei, l’unica donna che avesse mai amato in vita sua. L’unica persona che avesse mai contato davvero qualcosa.

Certe volte non conta se hai ragione oppure torto, certe volte conta solo come ti comporti, ciò che fai e ciò che non fai. Perché la via del comportamento è sempre la via della coscienza. E la coscienza, quando c’è, chiede la via Giusta. A te resta la scelta della via, a lei la scelta del momento in cui verrà a chiedertene conto.

E verrà, oh se verrà.

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