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Prima di addormentarmi mi fulminò la più importante risposta che avevo avuto dal mio puzzle fino a quel momento. La vidi improvvisamente, era proprio lì davanti a me, stampata a chiare lettere nella figura che stavo ricostruendo lavorando al mio mosaico: Hai scelto tu, mi disse la mia vocina.

Vi ho già parlato del momento in cui dentro di me scoppiò il primo conflitto che riguardava la mia storia. Fu nel preciso istante in cui mi resi conto che ero innamorato al punto tale da minare la mia stessa libertà. Cominciarono a venirmi in testa idee strane sul matrimonio, nella mia testa frullavano pensieri che stavano dicendo: Be’ sì…con Lei potrebbe essere possibile, perché no…se le cose andassero bene potrei davvero pensare a qualcosa di serio, una scelta definitiva, certo…un taglio netto con la vita precaria che ho fatto fino a oggi…una sistemazione finale dei miei sentimenti…potrei anche sposarla al limite, perché no…se tutto andasse bene…SE tutto andasse bene…

Fu lì che la mia fazione di pensieri ribelli decise che tutto sarebbe dovuto andare male. Già, perché i miei pensieri ribelli non ne volevano sapere di sistemarsi, a loro la vita precaria andava benissimo. Rivendicavano il fatto di averla scelta con cognizione di causa, erano pensieri liberi quelli che avevo in testa, e avevano tutta l’intenzione di difendere col sangue la loro libertà. Col mio sangue.

Volevano restare liberi di fare e disfare, di cambiare, liberi di telefonare a Rossella come e quando avrebbero voluto, per una bella e sana scopata come ai vecchi tempi. A loro interessavano tutte le Rosselle di questo mondo, non ne volevano sapere di vincolarsi a qualcuno in maniera definitiva. Questo è quello che vi ho già detto.

Quello che devo dirvi adesso invece, è che al punto in cui ero arrivato nella mia ricostruzione una cosa mi appariva assolutamente chiara: all’epoca di questa battaglia interna avevo fatto una scelta precisa. La mia scelta consisteva nel fatto che in un modo o in un altro quella storia doveva finire. E se fino a oggi questo poteva apparirmi come un semplice proposito che vagasse nell’aria, adesso sapevo che era molto di più di un proposito, era un obiettivo, era La Scelta.

Questo risolveva un problema fondamentale, mi dava una risposta. Mi tirava fuori da quel terribile avvitamento mentale che mi faceva sospettare che io avessi trascinato la mia storia nel fango solo per paura che Lei non mi amasse. Non era così, le cose stavano in maniera diversa: la paura aveva giocato il suo ruolo, ma non era stato un ruolo determinante. La paura era stata un semplice gregario in quella storia, la vera discriminante fu La Scelta. E io non scelsi perché avevo paura, scelsi perché volevo essere libero, ecco il punto.

I miei pensieri ribelli lavoravano sodo in quel periodo, mi lavoravano ai fianchi, sapevano dove e come colpirmi: Voglio fare sesso VERO, sesso ANIMALE, c’è bisogno di donne luride qui, non di complicazioni sentimentali. C’è bisogno di Rosselle, mi dicevano.

E allora scegli: da una parte c’è Lei, dall’altra la libertà, e tutte le Rosselle del mondo. Ma non puoi avere tutte e due le cose, no, devi scegliere. La A o la B, la busta numero uno o la due, Lei o Rossella, l’amore o il sesso, il vincolo o la libertà, scegli, scegli, scegli…

Feci la mia scelta: B, busta numero due, tutte le Rosselle del mondo, il sesso, la libertà.

Risposta sbagliata.

Adesso sapevo che comunque fosse andata, e qualunque cosa avesse fatto Lei, quella storia sarebbe finita. Non per paura, ma per una deliberata, consapevole, fottutissima decisione. Adesso sapevo che avrei inseguito l’idiozia di quella scelta fino all’inferno se ce ne fosse stato bisogno. E ce n’era stato bisogno, perché l’inferno era esattamente il posto in cui mi trovavo. Proprio così, perché non sai mai quanto sei stato idiota fino a quando non sei costretto a pagare il conto delle tue cazzate.

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