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Uscimmo dalla pizzeria che erano quasi le dieci. Decidemmo di andare a comprare delle frittelle e andarcele a mangiare a casa ascoltando la musica.

Una frittella tira l’altra, e alle undici stavamo facendo l’amore nel nostro letto a una piazza. Fare l’amore con Lei era ogni volta un’esperienza nuova. E’ stata l’unica donna con cui non abbia mai fatto sesso, abbiamo solo e sempre fatto l’amore. Per merito suo.

All’inizio, le prime volte, avevo provato a buttarla sul sesso animale, diciamo così. Ma non ci sono mai riuscito, perché ogni volta che provavo a far degenerare la cosa in sesso puro e semplice, Lei faceva qualcosa di incredibile che non aveva mai fatto nessuna prima di allora, e di colpo si tornava a fare l’amore. La sua vera forza è che faceva cose incredibili, su tutto. Si faceva l’amore con Lei, senza che il sesso entrasse in nessun modo in quello che stavamo facendo.

“Mi dici che cos’è la Casina Pompeiana?”, le chiesi verso mezzanotte. Stavo fumando, ero schiacciato con la schiena contro il muro e avevo il braccio destro sotto la sua testa. Praticamente quella era la mia posizione naturale nel suo letto.

“Non credo proprio”, disse Lei. Lo disse con tono scherzoso, ma non me l’avrebbe detto davvero che cos’era. E d’altra parte lo sapevo che non me l’avrebbe detto, glielo chiesi solo perché mi sentivo in colpa per averla snobbata in quel modo nel ristorante mentre cercavo l’accendino.

“VOGLIAMO UN LAVORO, UN-LAVORO-VERO ! VOGLIAMO UN LAVORO, UN-LAVORO-VERO !”, urlò improvvisamente una voce dalla strada.

“E questo chi è?”, le chiesi.

“E’ il pazzo del quartiere”, disse Lei. “Lo conoscono tutti, quando comincia va avanti per tutta la notte”.

Tutta la notte?”, dissi io. “E come fai a dormire?”

“Io non ci faccio nemmeno caso, sono abituata”, disse Lei.

“VOGLIAMO UN LAVORO, UN-LAVORO-VERO !”, ripeté la voce nella strada.

“Sì ma… tutta la notte… e nessuno dice niente?”, dissi io.

“Sì ogni tanto qualcuno si lamenta, viene la polizia, poi quando se ne vanno i poliziotti lui ricomincia. Di solito smette verso le cinque di mattina”.

“VOGLIAMO UN LAVORO, UN-LAVORO-VERO ! VOGLIAMO UN LAVORO, UN-LAVORO-VE…”

“Eeeehhhhh e ch’ r’è!! E mo’ Basta!!”, disse improvvisamente una seconda voce dalla finestra del palazzo di fronte. Era una voce di donna.

VA ELIMINATA !”, sentenziò il pazzo del quartiere.

“Basta! Basta! Aggia rurmì! C’è rutt’ ‘oo cazz!!”

“Eeee, oo cazz’ ‘oo cazz’…”, rispose il pazzo del quartiere. “Ma perché, èè mai tenut’ ‘oo cazz’ tu?”

Su questa frase io e Lei cominciammo a ridere e andammo avanti fino a piangere dalle risate. Non riuscivamo a smettere più, ogni volta che uno dei due provava a fermarsi, l’altro rideva più forte e si ricominciava tutto da capo. Non so per quanto tempo andammo avanti a ridere, ma quando alla fine smettemmo mi facevano male gli addominali come se avessi fatto ginnastica per una ventina di ore di fila.

“Da morire”, disse Lei appena riuscì a riprendere fiato.

“Da morire”, le ripetei con le labbra sulla bocca mentre la stavo baciando.

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