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Arrivammo in spiaggia intorno a mezzanotte, faceva un po’ freddo. La sabbia era umida, il mare riposava calmo sotto il mantello d’argento della luna. Emanuela e Lucio si appartarono subito sotto il portico di un chiosco chiuso, così rimasi da solo con Tiziana. A dirla tutta avrei preferito restare da solo e basta, ma c’era anche lei non è che potevo cacciarla. Mi sedetti sulla sabbia, poi subito dopo mi sistemai lungo disteso con le mani intrecciate dietro la testa per guardare il cielo. Intorno a noi arrivava solo un po’ di luce dai lampioni sulla strada, per il resto era completamente buio, tranne che per una lucetta accesa dentro l’acqua, così lontana che per vederla ti dovevi proprio concentrare con lo sguardo. Probabilmente era qualche pescatore che stava buttando le reti, o le stava ripescando, chi lo sa.

Le cose più belle agli occhi degli altri le faccio sempre involontariamente. Così, appena mi stesi sulla sabbia, Tiziana disse:

“Che bella idea che hai avuto”, lo disse proprio un momento prima che mi dimenticassi di lei e partissi per qualche viaggio dentro la mia testa guardando le stelle. Mi vergognai un po’ del fatto che me la stavo dimenticando sulla spiaggia, allora per riparare dissi:

“La vuoi sentire un’idea veramente bella? Stenditi dall’altra parte della mia testa, proprio come sono steso io, solo dall’altra parte. Mettiti in modo che la tua testa poggi quasi alla mia quando sei stesa, mettiti così che facciamo quattro chiacchiere col naso all’insù”. Lei si stese proprio come le avevo detto io, avevamo la testa appoggiata uno contro l’altra. Se fossero state le stelle a guardare noi e non viceversa, avrebbero visto una lunga  I  distesa sulla sabbia.

“Non mi sono mai stesa con nessuno così”, disse lei.

“E’ bello, no?”, le dissi.

“Bellissimo”, disse lei. Poi subito dopo aggiunse: “Lo vedi il carro?”, lo disse puntando l’indice verso le stelle.

“Certo”, dissi io ma non era vero. Io il carro non sono mai riuscito a vederlo in tutta la mia vita, mai. Solo che siccome lo vedono tutti, non mi va di dire che non lo vedo perché altrimenti parte una discussione lunghissima su come individuarlo. Siccome ci sono cascato una sera e dopo un’ora che parlavamo ancora non avevo capito dove stava, allora dico che lo vedo così chiudo subito la faccenda. Non ho mai visto il carro, né la padella né l’Orsa Maggiore né quella Minore né niente di niente. Io ho solo e sempre visto stelle nel cielo, puntini luminosi che ai miei occhi non hanno mai formato nessuna figura. Riesco solo a distinguere la stella Polare, perché è quella che brilla più di tutte. Ma una volta un mio amico mi disse che quella che stavo indicando non era la stella Polare, sembrava ma non era. Mi spiegò che c’è una stella che inganna e quasi tutti la scambiano per la stella Polare, ma non è lei. Quindi non sono nemmeno sicuro di aver visto la stella Polare.

“Come mai ti sei vestito così stasera? Adesso ti andrà tutta la sabbia nel vestito”, disse lei.

“Non ho avuto tempo di cambiarmi, della sabbia non me ne frega niente. D’altra parte sarebbe entrata dentro qualunque vestito”, le dissi. Poi siccome volevo cambiare discorso, aggiunsi: “Ha detto Lucio che fai la vigilessa”.

“Vero”, disse lei.

“E ti piace?”, le chiesi.

“E’ un lavoro come un altro, è solo un lavoro”, disse.

“Sì ma che c’entra, a me il mio lavoro piace, ti chiedevo se a te piaceva il tuo”, le dissi.

“Sì mi piace”, disse lei. Lo disse un po’ scocciata, forse il suo lavoro le piaceva o forse no, ma parlare del suo lavoro non doveva piacerle tanto. A me sinceramente il discorso mi attirava dal punto di vista sessuale. Durante la cena avevo pensato più di una volta a lei in divisa e cercavo di immaginarmela. Aveva un bel culetto a mandolino, l’avevo notato perché cercavo di capire se portasse il perizoma (lo portava) e stavo pensando se i pantaloni della divisa gli rendessero giustizia oppure no.

“Adesso dimmi una cosa che non ti piace”, dissi io per cambiare ancora discorso.

“La cucina cinese”, rispose lei secca. “E a te che cosa non ti piace?”, aggiunse subito dopo.

“Aspetta, la domanda è fatta male, chiedimi cosa mi fa schifo”, dissi io.

“Che cosa ti fa schifo?”

“La cucina cinese!”, dissi io e ci mettemmo a ridere tutti e due. Sentivo la sua testa sbattere contro la mia mentre rideva, adesso ero contento che fosse lì. Ero contento di stare sulla spiaggia insieme a lei invece che da solo.

“Adesso dimmi una cosa che ti fa impazzire”, disse lei quando ridiventò seria.

“Il mare”, dissi io. Lo dissi sperando di sentirmi qualcosa vibrare dentro, come mi succedeva sempre quando parlavo del mare prima. Qualcosa si mosse dentro di me, ma non era proprio una grande vibrazione. Diciamo che fu una scossetta, speravo in qualcosa di più ma mi accontentai lo stesso. “Adesso dimmi tu qualcosa che ti fa impazzire”, le dissi.

Lei ci pensò un po’, poi disse: “L’Austria”.

L’Austria?”, dissi io completamente spiazzato. “Che c’entra l’Austria? Cioè… no che c’entra, dimmi che cos’è che ti fa impazzire dell’Austria”, dissi. Ero proprio spiazzato a manetta.

“I prati in montagna”, disse lei. “Le casette di legno come quella del nonno di Heidi, con i prati intorno e le donne con le ceste di vimini in testa.”

“Le donne in Austria portano le ceste di vimini in testa?”, le chiesi io.

“Non lo so, però io me le immagino così, con le ceste di vimini in testa e le gonne lunghe e larghe”.

“Carino”, dissi io. “E ci sei mai stata in Austria?”, le chiesi.

“No, però ci voglio andare, per me è un sogno. E tu? C’è un posto dove sogni di andare?”, mi chiese.

“In America”, dissi io. “A New York, è veramente un sogno mi devi credere. Se riesco ad andare a New York quando scendo dalla scaletta dell’aereo mi inginocchio e bacio per terra come fa il Papa”.

“Ma mica lo faresti veramente!”, disse lei ridendo.

“Certo che lo farei veramente, non sto scherzando”, dissi io.

“Ma dai!”, disse lei. “E’ assurdo!”, lo disse mentre stava ancora ridendo.

“Che mi frega, ne facciamo tante di cose assurde, una in più che cambia se ti fa piacere farla?”, le dissi.

“Be’, questo è vero”, disse lei.

“Certo che è vero”, dissi io. Poi calò un silenzio improvviso e restammo stesi sulla sabbia a guardare il cielo per un po’.

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