(30)

30

Il giorno dopo era venerdì, il giorno della settimana che preferisco. Verso le undici di mattina mi chiamò Lucio. Vi ho già parlato di lui, è quel mio amico che ha sempre un’amica di qualche amica da presentarti. Hai bisogno? Chiama Lucio, è una sicurezza.

Quando il telefonino squillò lessi sul display che era lui. Ero ancora segnato dai ricordi della notte precedente e non mi andava di farmi sentire giù di corda. Posso parlare di un mio problema con uno sconosciuto, questo potrei farlo in qualunque momento. Ma non sono capace di farlo con un amico, o un conoscente, o mia madre. Quando qualcuno che mi conosce mi chiede come va, rispondo sempre che è tutto a posto. Se qualcuno che mi conosce dovesse parlarvi della mia vita basandosi su quello che gli racconto, vi direbbe che me la spasso alla grande. Nessuno di loro sospetta una sola virgola di tutto quello che vi sto raccontando, per dirne una. Non ne sanno niente, non gliene ho mai parlato. E a dirla tutta credo che non ne saprebbero niente nemmeno se gliene avessi parlato.

Risposi al telefono con un’aria splendida:

“Dica”, dissi col tono migliore che avevo.

“Ciao bellezza”, disse lui: era sempre di buon umore, forse per questo lo consideravo il mio miglior amico. “Che fai stasera?”, mi domandò.

“Perché? Hai intenzione di darmi una bottarella?”, dissi io.

Lui si mise a ridere: “Maledetto frocio”, disse. “Senti qua, parliamo di cose serie. La conosci Tiziana?”.

“Non lo so, non credo… chi è?”, gli chiesi.

“E’ una”, disse lui. “Stasera devo uscire con Emanuela, solo che c’è questa sua amica tra le palle che rompe un po’. Manuela dice che non può lasciarla a casa, lei è molto depressa perché il ragazzo l’ha lasciata da un paio di settimane, le solite cazzate insomma. Il problema è che se non trovo uno che faccia il quarto, stasera mi salta l’appuntamento”.

“Ah ma ti ringrazio!”, dissi io.

“Dai non dire stronzate, che c’è di male? Tiziana è carina, è anche un po’ intellettuale, magari ti innamori, che ne sai? Fa la vigilessa.”

“Fa la vigilessa?”, dissi io. “Questa cosa m’ingrippa… ma lo sai che mi hai convinto? A che ora è l’appuntamento?”

“Ci vediamo sotto casa mia alle otto, poi andiamo a mangiare da qualche parte, allora vieni? Vedrai che ti piacerà, garantito.”

“Ti ho detto che mi hai convinto, hai già venduto, adesso non vorrai mica ricomprare?”, gli dissi scherzando.

“Cioè ti sto organizzando un appuntamento con le palle e alla fine mi tocca pure ringraziarti?”, disse lui.

“Un appuntamento con le palle? Tu mi stai solo utilizzando per tappare un buco nella tua serata, altro che appuntamento con le palle.”

“Hai detto bene”, rispose lui. “E se ti dice bene ne tappi anche più di uno”. Era una specie di maniaco sessuale, ma questo l’avrete già capito da soli.

“Dai ci vediamo stasera, levati dai coglioni che devo lavorare”.

“Ciao stronzo e grazie”, disse lui.

“Fatti bionda”, dissi io e riattaccai.

La sera alle otto ero sotto casa sua. Avevo fatto tardi con un cliente e non avevo avuto tempo di andare a casa a cambiarmi. Mi presentai all’appuntamento in giacca e cravatta. Il mio abbigliamento ideale sono un paio di jeans tagliati sopra il ginocchio e una maglietta di cotone, ma sul lavoro sono costretto a vestirmi in maniera decente. Mi piace quasi tutto del mio lavoro, ma uno degli aspetti che non sopporto è proprio l’abbigliamento. Andarmene in giro come un pinguino incravattato, con un nodo scorsoio all’altezza del collo per una decina di ore al giorno: esiste un modo più idiota per presentarsi a qualcuno? L’abbigliamento elegante è una cosa completamente inutile secondo me. Se ci fosse un referendum per l’abrogazione dell’abbigliamento elegante, voterei . E’ solo una gran rottura di coglioni.

Citofonai a Lucio e gli dissi che l’avrei aspettato di sotto. Scese dopo una ventina di minuti: erano le otto e venti, lui era in ritardo di venti minuti e delle ragazze ancora nemmeno l’ombra. Non c’è verso di conoscere gente puntuale.

“Vai a un matrimonio?”, mi chiese appena vide come ero vestito.

“Sì sì, fai lo spiritoso, hai visto che ore sono? Avevi detto alle otto. Le ragazze?”

“Che ne so io avranno trovato traffico, rilassati. Ma come cazzo ti sei vestito?”, mi disse lui guardandomi dall’alto in basso.

“Non ho avuto tempo di cambiarmi”, risposi secco. Ero un po’ incazzato.

“Ho capito, ma almeno levati ‘sta cazzo di cravatta. Ma vuoi scopare o no stasera? Quella quando vede come sei vestito ti prende per scemo”, disse lui.

“Ma sai quanto cazzo me ne frega a me se mi prende per scemo? Io sono il primo ad avere le palle girate per come sto vestito, quindi lasciamo stare per piacere”, dissi sfilandomi la cravatta. Improvvisamente mi venne voglia di restare da solo. Volevo saltare in macchina e andarmene a casa, non mi andava più di uscire, né di conoscere nessuna Tiziana ritardataria di oltre mezz’ora, né di passare tutta la serata a dire splendide cazzate per affascinare una sconosciuta. Stavo proprio per piantare in asso tutti quanti ma Lucio si girò verso l’ingresso del piazzale e disse:

“Eccole”, lo disse appena in tempo. Maledetti ritardatari: arrivano sempre un momento prima che hai deciso di andartene.

Lucio fece le presentazioni. Erano due ragazze carine, Tiziana era un po’ più vestita di Emanuela. Emanuela aveva ritagliato un pezzetto di stoffa da qualche Barbie della sua collezione e l’aveva messo su per uscire. Era praticamente nuda. A guardarla ti veniva proprio voglia di prenderla e violentarla sul posto.

Tiziana portava un top abbastanza scollato e le stava benissimo, perché non aveva molto seno. Nella parte inferiore aveva indossato un paio di pantaloni bianchi. Quando vedo una donna con i pantaloni bianchi mi apposto come un cecchino, aspettando che si giri per vedere se porta il perizoma. Una volta ne vidi una seduta a un tavolo in un bar e passai mezz’ora al bancone parlando col barista aspettando che la tipa si alzasse per andarsene. Quella volta andò male, la tipa non se ne andava e alla fine fui costretto ad andarmene io perché non sapevo più che cosa dire al barista per continuare a stare lì davanti. In ogni caso, Tiziana aveva superato a pieni voti il mio Controllo Qualità, perizoma o non perizoma. Chissà se io avevo superato il suo Controllo Qualità. Vestito in quel modo avevo i miei dubbi, molto più facile che mi avesse preso per scemo come aveva detto Lucio. E comunque chi se ne fregava? Lei era solo una sconosciuta e io ero uno che non aveva niente da perdere.

Salimmo tutti e quattro nella macchina di Lucio:

“Dove si va?”, chiese lui guardando nello specchietto per rivolgersi alle ragazze che erano sedute dietro.

“Al mare”, risposi io prima che potesse parlare chiunque altro lì dentro. Appena posso voglio sempre andare al mare.

Questa voce è stata pubblicata in 4 Anni Dopo. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *