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“Sei sicura che vuoi andare in spiaggia?”, le chiesi mentre aprivo lo sportello della macchina. Eravamo appena usciti dal ristorante, fuori tirava un venticello fresco di mare. Un vento che profumava di acqua salata, nient’altro che una brezza leggera, ma sentirla accarezzarti il viso era bello quasi come ascoltare le conchiglie vuote sulla spiaggia.

“Sì…”, disse lei aprendo lo sportello. Poi subito dopo, appena salita in macchina aggiunse: “Perché? Hai qualche altra idea?”

“Ti va di venire in un posto?”, le chiesi io.

“Che posto?”, disse. “Mica sarà un posto buio e con poca gente intorno?”

“A dire la verità è proprio un posto buio e con poca gente intorno, ma anche la spiaggia è un posto così in questa stagione”, le dissi.

“Ti stanno venendo brutti pensieri in testa?”, mi chiese lei. Brutti pensieri? Mica mi aveva preso per uno di quelli che volevano mettere la lingua sul suo perizoma per caso?

“Non so che intendi per brutti pensieri, ma se mi stai chiedendo se ho in mente di appartarmi con te, la risposta è no. Non ho in mente niente del genere”. E almeno per il momento era la verità. “Ma non ti dico che posto è, voglio che tu lo veda, dovrai fidarti. Se vuoi ci andiamo stasera, altrimenti se usciamo ancora ci andiamo un’altra volta”, le dissi.

“Mi fido”, disse lei.

“Ti fidi di uno sconosciuto?”, le dissi. “Ma sei matta?”

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