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Quando tornai con la mente nella mia stanza Eric Clapton stava ancora cantando, la luna era al suo posto, la notte era lunga e io stavo piangendo.

Quando stavo insieme a Lei parlavamo spesso del Tempo. Lo chiamavamo il nostro nemico. Ogni volta che ci salutavamo e fino al momento in cui ci saremmo rivisti, il tempo era nostro nemico. Scorreva lentamente, non passava mai, certi giorni sembrava addirittura fermo.

Quando ci vediamo?, mi chiedeva Lei al telefono. Ecco il punto: Quando? Quando era il tempo che non passava, Quando era il nemico.

Dopo la fine della nostra storia, uno dei miei primi pensieri fu che il Tempo stavolta mi sarebbe stato amico. Non avrei dovuto fare niente, avrei solo dovuto aspettare che passasse. O almeno così credevo io. Ma quella sera in cui cadde l’illusione di poter guardare tutta la mia storia con sguardo fermo e occhi freddi, capii che il tempo non era stato mio amico. Il tempo non è tuo amico, il tempo non è tuo nemico: il tempo scorre e questo è tutto.

Guardai la sveglia, erano passate da poco le due. Dovevo spegnere lo stereo e mettermi a dormire, perché il giorno dopo avrei dovuto ricominciare a correre. Non ci fermiamo mai, disse una voce da qualche parte nel mio cervello.

“Già”, dissi a voce alta alla stanza vuota. Spensi lo stereo, abbassai la persiana dando un ultimo sguardo alla luna e tornai nel letto. Mi addormentai quasi subito. Stavo per conoscere una ragazza con cui avrei passato bei momenti nei mesi a venire, ma questo ancora non lo sapevo. Un altro rapporto di pochi mesi mi stava aspettando proprio dietro l’angolo. Un’altra ragazza che mi sarei sforzato di amare senza riuscirci nemmeno un po’. Eppure l’intenzione era buona e l’intenzione è tutto, giusto?

Quasi sempre.

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