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A sedici anni volevo sposarmi. Quella fu la penultima volta che mi venne in testa un’idea così strana. Ero molto innamorato della ragazza con cui stavo insieme da due settimane, e volevo sposarla e fare almeno due bambini insieme a lei. Oggi la considero un’idea strana, prima di conoscere Lei la consideravo un’idea impossibile, durante il periodo in cui stavamo insieme ci fu un momento in cui la consideravo una cosa fattibile. Questo fu il Grande Attentato alla mia libertà che segnò l’inizio di una vera e propria rivolta dentro di me. Questa idea scatenò letteralmente il panico all’interno della mia testa, e Lei diventò il nemico pubblico numero uno della mia fazione di pensieri ribelli.

Ma adesso c’era un dubbio, un dubbio atroce che mi friggeva il cervello ogni volta che ci cascavo dentro con qualche pensiero: Se ci fossimo sposati, come sarebbe stato?

Ci sono fantasmi con cui devi imparare a convivere: puoi parlarci, ragionarci, li puoi insultare, cacciare, puoi perfino menargli, ma il giorno dopo loro saranno sempre lì, insieme a voi. I vostri affezionati nemici. E’ una questione personale fra voi e loro, una partita a numero chiuso, voi da una parte loro dall’altra.

Come sarebbe stato? Questo non era un pezzo del mosaico, questo non potevo risolverlo, non potevo incastrarlo da nessuna parte perché questa domanda non avrebbe chiarito niente. E soprattutto non avrebbe mai avuto nessuna risposta. Questo era un fantasma, era il mio affezionato nemico e avrei dovuto imparare a conviverci.

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