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La maggior parte della vita passa via nelle sfumature di grigio. E così quando ci troviamo a un bivio e abbiamo una strada a destra e una a sinistra, il primo posto dove guardiamo è al centro: C’è la strada centrale per caso?

Il compromesso, questa è la chiave che usiamo di solito per aprire la porta della via di mezzo. E di solito è anche la via migliore, qualche volta no. Qualche volta dovremmo evitare di guardare al centro per vedere se c’è la via di mezzo. Quelle volte sarebbe meglio scegliere: Bianco o Nero.

Quando la tradii andò esattamente così: l’avevo fatto e non potevo più tornare indietro. Con quel gesto avevo fatto saltare i ponti, dietro di me non c’era più niente, adesso potevo solo andare avanti ed ero al bivio:

La lascio? – Bianco.

Glielo dico e affronto le conseguenze? – Nero.

O Bianco O Nero.

Inventai la via di mezzo che non c’era. Ne costruii una da solo: una via di mezzo tutta per me. Una via di mezzo artificiale, la vedevo solo io perché solo io sapevo che la stavo percorrendo. Lei non sapeva quello che avevo fatto, ma io sì. Io lo sapevo, e il giudice che abita dentro ognuno di noi, anche lui lo sapeva. Avevo barato con Lei e non era prevista assoluzione dentro di me per un reato del genere.

Avevo la via onorevole da seguire, il Bianco: avrei potuto lasciarla senza dirle niente di quello che avevo fatto, era una via legittima per come la vedevo io: se ti lascio non ho obblighi verso di te. Ma la via onorevole era impraticabile: non riuscivo a lasciarla, ci avevo provato e non ci ero riuscito, non potevo andarmene non so come spiegarvelo meglio. Molto semplicemente non potevo andarmene.

Avevo la via meno onorevole ma pur sempre giusta, il Nero: avrei potuto dirle quello che avevo fatto, poi sarebbe stata Lei a decidere. Ma sapevo come era fatta, la sua decisione la conoscevo ancora prima che la prendesse. Non avrebbe detto niente, mi avrebbe lasciato, tutto qui. Tanto valeva scegliere il Bianco a quel punto. Praticamente avevo l’alternativa che avrebbe un condannato a morte di fronte al plotone d’esecuzione se qualcuno gli mettesse una pistola in mano e gli dicesse: Adesso scegli: o ti spari o ti sparano.

Così scelsi la strada che non c’era, la strada che non portava da nessuna parte. Non potevo scappare da me stesso, non avevo nessuna possibilità di sottrarmi al mio giudizio: non avevo tradito solo Lei, avevo tradito l’amore che provavo per Lei. Nessuna cosa sarebbe mai più stata vera tra noi con un segreto come quello. Questo peso che ero costretto a portare dentro accelerò molto la fine della nostra storia. Ogni volta che discutevamo, cercavo il modo di aggravare la discussione, ci andavo giù pesante, perché doveva finire. Perché mai più niente sarebbe stato uguale a prima.

Quando qualcun altro vi giudica è facile fare spallucce e guardare oltre. E’ facile pensare che questo qualcuno non vi capisca, non vi conosca e quindi non vi possa giudicare. E’ un pensiero legittimo, chi può dire di conoscere qualcun altro al punto di poterlo giudicare?

Ma quando chi ti giudica sei tu, quando il giudice ti abita dentro e decide che è arrivato il momento di giudicarti, allora sei nei guai.

Di brutto.

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