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Tu non sai amare, mi disse una volta Rossella. Me lo disse verso la fine della nostra storia e io mi feci una risata:

Ma che cazzo dici, le risposi. Non c’era niente da ridere, aveva ragione lei. Ma tutto quello che diceva a quel punto del nostro rapporto, era minato dal pregiudizio che avevo sviluppato nei suoi confronti nel corso degli anni. Il pregiudizio era che lei non capisse un cazzo. Quando pensate una cosa del genere di qualcuno, quel qualcuno potrebbe anche essere Albert Einstein che vi sta enunciando la teoria della relatività per la prima volta, e voi vi limitereste a pensare che sta dicendo un mucchio di balle, perché tanto non capisce un cazzo.

Mi resi conto che aveva ragione Rossella subito dopo la fine della mia storia con Lei. L’avevo amata fuori misura, con tutto me stesso e anche qualcosa di più, eppure non l’avevo saputa amare. Avevo fatto cose di cui ancora oggi mi vergogno. Ero sempre concentrato su di me, pensavo sempre a quello che avrei dovuto avere da Lei, senza mai preoccuparmi di quello che Lei avrebbe dovuto avere da me. Lei anche era un tipo che non dava molto. Avevamo fatto la fine di due taccagni che andassero a vivere sotto lo stesso tetto: per paura di spendere troppo eravamo morti di fame.

Il punto è che quando qualcuno ti interessa come Lei interessava a me, dovresti fare di tutto per tenertelo stretto e non farlo andare via. Potrebbe anche darsi che quel tutto non sia sufficiente, ma almeno eviteresti la gogna del rimpianto.

L’hai tradita. Il mio nuovo pezzo di mosaico mi stava aspettando. Sabrina se n’era andata e io mi sentivo come un coniglio in trappola. Molto presto sarei dovuto tornare nella mia cella per rimettere mano al mio lavoro. Stavo per ridiventare il peggior nemico di me stesso: nella mia coscienza era di nuovo stagione di caccia, e io ero la preda, e io ero il battitore, e io ero il cacciatore.

Ma c’era ancora un po’ di tempo.

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