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C’è un punto di svolta nella vita di ognuno in cui si passa dall’adolescenza all’età adulta. Da quel momento in poi si comincia a fare sul serio. E’ come attraversare una porta senza nessuna possibilità di tornare indietro. Mai più.

Ti accorgi che hai attraversato quella porta quando capisci che il mondo funziona in un modo completamente diverso da come te l’eri immaginato. Te ne accorgi perché quando eri adolescente sognavi di poter cambiare le cose, le persone, avevi una mezza idea che avresti potuto migliorare Il Sistema, oh sì!, avresti potuto migliorarlo di molto se solo avessi voluto. Oltrepassata quella porta capisci che non sei in grado nemmeno di cambiare te stesso, figuriamoci il resto.

Non credo che sia possibile identificare questo momento con un’età in particolare che valga per tutti. Direi che l’attraversamento avviene generalmente in un’età compresa tra i diciotto e i trent’anni, e quasi sempre a causa di un evento o una persona che ci spingono oltre quella porta. Nel mio caso la persona in questione era stata Rossella.

Iniziai la mia storia con Rossella quando avevo ventitré anni e lei quaranta. La storia in senso stretto durò tre anni, ma come vi ho detto abbiamo continuato a vederci anche dopo esserci lasciati. In ogni caso in quei tre anni imparai molte cose sul rapporto uomo-donna e sul funzionamento del Sistema in generale. Di tutte le cose che imparai non me ne piaceva nemmeno una. E ancora oggi non ho cambiato idea sull’argomento.

Il senso di estraneità che avevo provato tornando a vivere nel mondo reale dopo quasi due anni di isolamento, era molto simile a quello che avevo provato a ventitré anni attraversando quella porta. Non riuscivo a sentirmi parte del gioco, non ritrovavo più il mio ruolo, mi sentivo come un osservatore. E più mi guardavo intorno, più mi convincevo di essere semplicemente finito in una prigione più grande di quella da cui ero scappato.

Tutto quello che sapevo con certezza era che avrei dovuto alzarmi la mattina, farmi la barba, vestirmi e cominciare a correre. E dando uno sguardo intorno mi convinsi che quella era l’unica cosa certa della vita di ognuno. Ti devi alzare e devi correre per dodici ore filate. Ti è concesso di ingozzarti un tramezzino a pranzo e se ti dice bene un caffè alle cinque del pomeriggio. Per il resto devi correre, correre, correre. E’ vietato fermarsi, riposare, bere, pensare, non puoi nemmeno cadere, niente. Corri!, perché il progresso è più veloce di te.

L’anno scorso sembra lontano dieci anni, o vicino dieci giorni, dipende da dove lo guardi e a cosa pensi. Il tempo diventa una dimensione elastica, si dilata e si restringe a seconda dell’evenienza. Ma soprattutto si consuma.

Quello che hai fatto non conta, in questo gioco del progresso non si accumulano punti. Ogni giorno inizia una partita nuova, ieri non esiste più. La Tecnologia ha lavorato stanotte, mentre cercavi di dormire: quello che hai fatto è già stato Processato. E’ come buttare legna in un forno in grado di bruciarne almeno il doppio di quanta ne riceve: alzati, fatti la barba, vestiti e inizia a correre, perché il fuoco ha bisogno della tua legna.

Rientrare in un sistema del genere una volta che ne sei uscito è una questione complicata. Tanto per cominciare se ti fermi vai subito fuori allenamento, ma la cosa peggiore è che guardandolo dall’esterno e vedendolo praticamente per la prima volta, potrebbe anche non piacerti. E allora ti ritroveresti in un bel guaio, perché quello che stai guardando è il sistema di vita della gente in questa parte di mondo. La tua parte di mondo. E se non sei nel Sistema, allora sei fuori dal Sistema.

Da qualche parte doveva esserci una porta da attraversare di nuovo per rientrare lì dentro, ma io non la trovavo. Se non fosse bastato questo a mettermi nei guai, c’era il fatto che Sabrina stava per lasciarmi e ancora non lo sapevo. Tutto sommato avevo attraversato momenti migliori nella vita. Ma questo non conta in un gioco in cui non si accumulano punti.

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