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Passai cinque mesi con Sabrina senza pensare a niente, potete prendermi alla lettera. Poi una notte Il Ricordo mi assalì alle spalle all’improvviso. Non fu il puzzle a venirmi incontro e non fu la cella a lamentarsi della mia assenza, loro se ne stavano ancora buoni. Quell’aggressione senza preavviso fu opera di un singolo tassello impazzito.

Stavo sognando che Lei fosse morta. Mi svegliai di soprassalto e con il cuore che mi batteva in gola come se volesse strozzarmi. Quel tipo di risveglio l’avevo sperimentato solo da bambino, quando c’era una scossa di terremoto e mia madre faceva irruzione nella mia stanza in piena notte correndo e urlando con quanto fiato aveva in gola:

“IIIIL TERREMOTO !!! IIIL TEEEERRRREMOTO !!!!! Svegliati, SBRIGATIIII !!! Dobbiamo scappare c’è  IL  TERRRREMOTO !!!!!”.

Guardai l’orologio, erano le 3.30. Mi alzai, andai a bere un sorso d’acqua e un goccio di caffè freddo. Tornai nella mia stanza, mi stesi sul letto, incrociai le braccia dietro la testa e guardai il soffitto pensando alle stranezze della vita. Mi si stava prospettando l’ennesima notte insonne per una donna di cui avevo pensato: Io questa non la toccherei nemmeno con un dito.

Quello fu il mio primo pensiero per Lei subito dopo averla conosciuta. E’ un meccanismo automatico, appena conosco una donna la prima parte del mio cervello che si mette in moto è quella del Controllo Qualità. Il Controllo Qualità in pochi secondi è in grado di stabilire se siano possibili interessi di tipo sessuale nei confronti della nuova conoscenza. Non sbaglia tanto facilmente quando emette un giudizio, ma quella volta cannò su tutta la linea.

Dopo quindici minuti dal primo giudizio mi sembrava che forse ero stato troppo affrettato a chiudere ogni possibilità in quel modo. Dopo mezz’ora pensai che guardandola meglio era una ragazza veramente carina. Dopo un’ora che c’eravamo conosciuti Lei sorrise a una mia battuta, e mi sembrava di non aver mai visto una donna più bella in tutta la mia vita.

Allora cominciai a ricordarmi del nostro primo incontro e della passeggiata sul lungomare di Napoli. E pensai a Napoli, con tutto quello che significava. Pensai che ogni piccola magia che era successa nella nostra storia era frutto di un insieme. Lei non era semplicemente Lei, era un tutt’uno con quello che le stava intorno: era come viveva, quello che faceva, come lo faceva, dove lo faceva, gli amici che aveva, quelli che non aveva. Quello che diceva e non diceva, le sue parole, il suo silenzio. Il suo modo di non arrabbiarsi, di chiudersi e non parlare. Il suo modo di chiedere senza chiedere, di ottenere senza imporre. Era come dormiva tra le mie braccia.

In quel pensiero Napoli mi esplose letteralmente dentro: i suoi vicoli, gli odori, i sapori, la pasta al pomodoro, la pizza, il boss del quartiere, il mercatino dei libri usati, il tipo con la bancarella che vendeva il pesce cantando, il pazzo del quartiere che passeggiava sotto casa tua urlando alle tre di notte, i negozi che aprono alle dieci di mattina. Era Castel dell’Ovo e le sue mostre, la piazza senza parcheggio, il posteggiatore abusivo che per mille lire ti chiamava Dottore a vita, il Palazzo Reale, il vicolo con la foto di Maradona autografata appesa sul muro di una casa.

Napoli era Posillipo, dove nessuno ti porta se non ti vuole bene.

Spensi la luce e accesi una sigaretta al buio, pensando che tutto sommato stavo reggendo bene a quel fuoco di fila di ricordi. Stavo reggendo al di là di ogni migliore aspettativa, altroché. Pensai che dipendesse da Sabrina e dal fatto che anche se quel singolo pezzo di puzzle mi aveva svegliato in maniera così brutale, mi trovavo ancora molto distante dalla mia cella di sicurezza. Ero ancora un fuggitivo e non avevo nessuna intenzione di tornare indietro. Quella a cui stavo pensando era una storia finita, era strafinita a dirla tutta, strafinita da quasi due anni ormai. Al contrario la storia che avevo in piedi con Sabrina scoppiava di salute e non avevo nessuna intenzione di lasciarla, non mi sognavo proprio di fare una cosa del genere.

Finché sto con Sabrina sono al sicuro, pensai, perché è esattamente così che mi sento stanotte: al sicuro. Spensi la sigaretta, mi girai su un fianco e mi addormentai quasi subito.

Dopo un mese Sabrina mi mollò.

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