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Che cos’è la libertà? Sono anni che me lo chiedo, che cos’è? Prima pensavo di saperlo e pensare di saperlo è come saperlo in un certo senso. Ma che cos’è? Ero libero la sera che mi ubriacai con Tiziana, ero libero al centro del mio corridoio con Sabrina. Ero libero perché non provavo niente. E con Gea allora? Libero come l’aria. E con Rossella? Mai stato più libero in vita mia. Ma la libertà è non provare niente per nessuno? Cos’è, è la possibilità di andarsene senza rimpianti? La scelta di restare solo finché ti va? Il potere di dispensare decisioni irrevocabili? Decisioni che coinvolgono altri ma che dipendono solo da te? Ma se era davvero così e io non avevo mai inseguito altro che la libertà, allora com’è che adesso che ce l’avevo stavo così male?

Forse era il fatto che non ero libero dall’amore per scelta. Io ero stato liberato dall’amore, ma non per decisione mia. In un certo senso era l’amore che si era liberato di me. Il punto vero, il centro del centro della mia inquietudine era proprio questo: come facevo a guardare avanti se io non volevo fare altro che tornare indietro senza poterlo fare? Come facevo a stare bene con Tiziana o con chiunque altra se non era con loro che volevo stare? Come potevo smettere di pensare che c’era stata una persona con cui parlavo senza parlare? Ditemelo voi, perché io non lo so.

Avere la certezza che Lei non mi avesse amato sarebbe stato d’aiuto, ma questo era ancora tutto da dimostrare. Era ancora un sospetto embrionale, se posso dire così. Un sospetto che viveva in una zona periferica della mia coscienza, la zona in cui la mia vocina spadroneggiava. Ma c’era, aveva trovato la sua via nei miei pensieri. Era diventato un pezzo di mosaico da maneggiare con calma e molta cura.

A tre quarti del mio lavoro la strada verso la fine era tutt’altro che in discesa.

Il fine settimana successivo uscii con Tiziana. Avevo deciso che ci avrei provato con lei, perché ognuna è una diversa, giusto? Non lo so, ma giusto o sbagliato la trombai.

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