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“Mi ha scritto quella ragazza con cui stavo insieme più di due anni fa”, dissi a Lucio. Eravamo dentro la sua macchina, parcheggiati sotto casa mia. Stavamo fumando l’ultima sigaretta della serata, lo facevamo spesso prima di salutarci.

“Chi è? La conosco?”, disse lui tirando la cicca fuori dal finestrino.

“No, non siamo mai usciti con te”, figuriamoci se mi sognavo di farle conoscere Lucio. Avevo già i suoi amici di cui preoccuparmi, non sentivo nessun bisogno di aggiungerci anche i miei, grazie tante.

“Che dice? Vuole scopare?”. Per lui le donne erano interessanti solo se volevano scopare.

“Ma non lo so, non credo… e comunque non m’interessa se vuole scopare, è stata una storia speciale”.

“Non è mai speciale, Max”, disse lui. Era l’unico che mi chiamasse in quel modo. Non ho mai sopportato i diminutivi da fighetto, ma il modo in cui lo diceva lui non era come se stesse chiamando un fighetto, era come se stesse chiamando un amico e questo cambiava tutto.

“E invece quella era speciale”, gli dissi abbastanza secco. Mi stavo già pentendo di averne parlato con lui.

“Stai sotto un treno per una con cui sei uscito più di due anni fa?”, chiese allora lui. Tana per me.

“Ma quale treno!”, mi voltai così bruscamente che lui fece uno scatto all’indietro con la testa. La verità scuote i nervi di brutto.

“Max ma che cazzo hai?”. Lo disse un po’ deluso, come se non si fosse aspettato di vedermi coinvolto in quel modo per qualcuna. Io in un certo senso mi sentivo quasi in colpa, non so come altro spiegarvelo. “Vedi se te la puoi scopare e sennò taglia, taglia cazzo, taglia tutto. Stai proprio sotto un treno”.

“Ti sei mai innamorato di qualcuna?”, gli chiesi guardando il pacchetto di sigarette che stava sul sedile in mezzo alle mie gambe.

“Sì, ma avevo diciotto anni e ero stupido”, disse lui.

“Ecco, io a trent’anni mi sono innamorato un’altra volta. E questa che mi ha scritto, era proprio di lei che ero innamorato”, dissi al pacchetto di sigarette.

“Le donne vanno scopate, non vanno amate. Appena ne ami una, quella ti rivolta come un calzino”, disse guardando dalla mia parte.

“Non lo so se sono molto d’accordo”, dissi io alzando lo sguardo. “E in ogni caso non si sceglie di amare, ti succede e basta…”

“Come tutte le disgrazie”, intervenne lui. Io mi feci una risata, tanto per sdrammatizzare, l’aria era un tantinello pesante.

“Più cresco e meno trovo il mio ruolo”, dissi io. Ero in vena di confidenze quella sera.

“L’hai trombata Tiziana?”, mi chiese.

“No”.

“Ecco perché non trovi il ruolo, perché invece di scopare pensi a cose vecchie più di due anni”. Questa cosa mi fece pensare, perché in un certo senso era vera. Questo fatto di restare appiccicato al passato era proprio una maledizione.

“Tu ce l’hai il tuo ruolo?”, gli chiesi allora io.

“Il mio ruolo è scopare, Max. E’ la mia missione. Ne voglio sempre una in più di quante ne trovo, non penso ad altro”, disse lui bello convinto.

“E quando le hai messe in fila che hai concluso? A che serve una scopata in più o in meno?”, lo volevo proprio capire questo ruolo, perché in un certo senso riguardava anche me. Non la sentivo come una vera e propria missione, ma di certo una scopata come Cristo comanda conservava il suo margine di importanza nella mia vita.

“Come a che serve una in più? Ma che cazzo hai? Ognuna è una diversa! Ecco a che serve!”. Si stava proprio incazzando, sono sicuro che la conversazione di quella sera dovette sembrargli abbastanza surreale. In un certo senso lo sembrava anche a me.

“Va bene. Penso che ne riparleremo”, dissi aprendo lo sportello della macchina.

“Spero proprio che ti passi presto”, disse lui mettendo in moto.

“Non mi deve passare niente, non dire cazzate”.

“Taglia”, disse prima di andarsene. Era un buon consiglio, e come molti buoni consigli restò completamente inascoltato.

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